Ogni anno, il 22 aprile, l’Earth Day ci ricorda una cosa semplice ma spesso dimenticata: il pianeta non è uno sfondo, è casa.
Nato nel 1970 negli Stati Uniti, è diventato nel tempo un movimento globale che coinvolge milioni di persone, organizzazioni e comunità in oltre 190 Paesi. Non è solo una celebrazione, ma un invito collettivo ad agire.
Oggi, più che mai, l’Earth Day parla di responsabilità condivisa. Dalla crisi climatica all’inquinamento degli oceani, dalla perdita di biodiversità al consumo delle risorse, le sfide ambientali sono complesse e interconnesse. Ma lo è anche la risposta: fatta di scelte quotidiane, pressione culturale e azioni concrete sul territorio.
È anche una giornata che mette in dialogo mondi diversi — scienza, attivismo, arte, educazione — per costruire nuove forme di consapevolezza. Perché proteggere la Terra non significa solo salvaguardare ecosistemi lontani, ma ripensare il nostro modo di vivere, produrre e immaginare il futuro.
In questo contesto, realtà come Worldrise interpretano perfettamente lo spirito dell’Earth Day: trasformare la consapevolezza in azione, e l’azione in cambiamento.

il team di Worldrise - Credits ©: Worldrise
Partiamo dall’inizio: cos’è oggi Worldrise e qual è la vostra missione principale?
Worldrise è un’organizzazione non profit che da oltre un decennio agisce per la conservazione efficace dei mari italiani. Siamo Ocean Positive People: facilitiamo un cambiamento positivo che (ri)connetta le persone al mare, crei consapevolezza sull’importanza dell’oceano e si concretizzi nell’impegno collettivo per la sua salvaguardia.

i punti del Manifesto di Worldrise - Credits ©: Worldrise
Il vostro lavoro si muove tra biodiversità, educazione e artivismo: come trasformate concretamente questi valori in progetti sul territorio?
Tuteliamo la biodiversità marina, creando aree di conservazione marina locale e amplificando l’azione delle Aree Marine Protette, tratti di mare tutelati in un’ottica di sviluppo sostenibile. Nei nostri progetti utilizziamo anche l’arte come potente strumento di comunicazione, per esempio creando grandi murales assorbi-smog a tema marino che portano il mare in città oppure realizzando mostre d’arte che raccontano anche in chiave visiva il Pianeta Blu. Infine mobilitiamo i futuri custodi del patrimonio naturalistico del Mediterraneo, fornendo loro percorsi di formazione completamente gratuiti per acquisire competenze pratiche e professionali fondamentali per fare la differenza nel mondo della conservazione ambientale. Attraverso i nostri progetti, promuoviamo la protezione efficace di almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030.

alcuni studenti del Campus di Worldrise per la gestione efficace delle Aree Marine Protette - Credits ©: Worldrise
Parlate spesso di “proteggere almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030”: a che punto siamo oggi e cosa serve per arrivarci?
Proteggere in modo efficace almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030 è un obiettivo necessario per garantire benessere e produttività del Mare nostrum e di ognuno di noi. Questo traguardo è parte integrante della strategia dell’Unione europea per la tutela della biodiversità, ma anche un obiettivo globale sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, che l’Italia ha ratificato. Secondo il database Protected Planet, attualmente il 10,97% dei mari italiani è protetto e, di questo, solo lo 0,06% ha una comprovata efficacia di gestione. Per raggiungere l’obiettivo 30x30, garantendo una gestione efficace delle risorse naturali, è necessario prima di tutto lavorare insieme: la protezione del mare non riguarda solo scienziati o politici, ma ogni cittadino, azienda, istituzione e comunità può fare la differenza e solo lavorando insieme potremo generare un’onda di cambiamento positivo.

escursione alla scoperta dell’AMP - Credits ©: Worldrise
Molti dei vostri progetti sono “aperti” e coinvolgono direttamente le persone: quali sono oggi le esperienze più accessibili per chi vuole avvicinarsi al mare con voi?
Tra le esperienze più accessibili ci sono i percorsi di formazione gratuita che offriamo a giovani neolaureati in discipline scientifiche, come il Campus AMP, per la gestione efficace delle Aree Marine Protette. Anche chi non ha competenze specifiche, però, può partecipare attivamente alle nostre attività: un esempio sono gli eventi gratuiti e aperti a tutti che organizziamo tutto l’anno all’interno dei SEATY, le nostre Aree di Conservazione ed Educazione Marina Locale presenti in Sardegna e Sicilia. Snorkeling in compagnia di biologi marini, yoga per (ri)connettersi al mare, eventi musicali e artistici pensati per accompagnare la comunità nel percorso di conoscenza e tutela del patrimonio blu. L’obiettivo è proprio questo: rendere il mare qualcosa di vicino, vissuto e non distante, trasformando la curiosità in partecipazione.

murale assorbi-smog a Milano - Credits ©: Worldrise
L’arte è centrale nel vostro approccio: perché avete scelto l’artivismo come strumento e che impatto reale ha sulle persone?
L’arte ha la capacità unica di parlare a tutti, senza bisogno di mediazioni tecniche o scientifiche. È un linguaggio immediato, emotivo e universale. Attraverso murales, installazioni e mostre, riusciamo a portare il mare in luoghi dove normalmente non c’è, come le città, e a creare un collegamento emotivo forte con chi lo osserva. In questo modo la consapevolezza può trasformarsi in azione e responsabilità condivisa. Un esempio in questo senso è uno degli ultimi murales assorbi-smog che abbiamo realizzato a Milano, insieme all’artista Bedo, nell’ambito della nostra campagna nazionale “Nel Profondo”: la sua opera, dal titolo “Nel Profondo, noi siamo Mare”, è connessa a un QR code che permette all’osservatore di firmare il Manifesto di Worldrise, unendosi a circa 2000 persone, aziende e istituzioni che hanno scelto di firmare e condividerlo per agire concretamente per il futuro del mare e di tutti noi che dipendiamo dalla sua salute. Perché nel profondo, siamo mare.

bodypainting “Noi siamo mare - Performance di camouflage bodypainting a cura dell’artista Lela Perez” - Credits ©: Worldrise
State lavorando molto con artisti e open call, come Ars Maris o i murales Worldrise Walls: cosa cercate in una collaborazione artistica e che messaggio volete trasmettere?
Cerchiamo artisti e artiste che condividano la nostra volontà di usare la creatività come strumento di cambiamento. Non è solo una questione estetica, ma di intenzione: vogliamo creare insieme opere che raccontino il mare, le sue fragilità e le sue meraviglie, ma anche le soluzioni di cui disponiamo per cambiare rotta e il nostro legame profondo con esso. Attraverso open call e progetti come Ars Maris o Worldrise Walls, portiamo il mare nelle città per ricordare che non è qualcosa di lontano, ma parte integrante della nostra vita quotidiana. Il messaggio è chiaro: proteggere il mare significa proteggere noi stessi.
Se guardate al futuro degli oceani — e del nostro rapporto con il pianeta — cosa vi dà più speranza oggi?
Sicuramente le nuove generazioni sono fonte di speranza, perché sono sempre più consapevoli, informate e desiderose di agire. Ma anche la crescente capacità di collaborazione tra mondi diversi e apparentemente lontani, come scienza, arte, educazione, imprese e istituzioni, è un segnale importante di cambiamento possibile. Se divisi siamo riusciti a compromettere il futuro nostro e del Pianeta, uniti saremo la forza che lo salva.












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